Articolo pubblicato in origine su Vivere Sostenibile Ferrara di Giugno 2015
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Si chiama bikenomics ed è la definizione che lega l’uso della bicicletta al calcolo, e alla valutazione, del ritorno economico nel favorire questa nuova e vecchia abitudine.

Gli effetti più ovvi del diventare un ciclista si legano a meno ovvie considerazioni, le quali sono state calcolate in modo piuttosto preciso da enti e strutture ad hoc in grado di dare una misurazione al ritorno netto dell’”economia della bicicletta”.

Partiamo dagli effetti più conosciuti.

Prima di tutto l’attività fisica, che genera una riduzione immediata del rischio di mortalità: è sempre bene ricordarlo, anche se appare scontato, in quanto l’inattività fisica genera grosso modo ogni anno più di un milione di morti.

Da qui possiamo passare direttamente a citare i risparmi sanitari, ovvero i mancati costi generati da un miglioramento della salute, i cali negli incidenti stradali ( che si traducono in conseguenze sanitarie ) e il non meno importante miglioramento in termini di inquinamento.

Anche la riduzione della congestione stradale è un valore che è stato calcolato e stimato. Nel ‘libro bianco sui trasporti’ è espresso chiaramente: in Italia lo spreco legato al traffico è valutato in 50 miliardi di euro. Un anno di fiscal compact per intenderci.

A questi dobbiamo aggiungere degli elementi forse generalmente meno scontati ma altrettanto importanti per l’ulteriore stimolo ad investire nella bikenomics.

“E’ stato calcolato che ogni euro investito in ciclabilità produce un ritorno economico che si moltiplica per 70 volte. Attualmente in Europa il valore generato dall’uso della bicicletta supera i 200 miliardi di Euro.” ( Paolo Pinzuti ). Significa cioè che l’uso della bicicletta genera un movimento di economia estremamente moltiplicativo.

Parliamo innanzi tutto del fatturato ma anche della qualità del settore ‘cicli’ ( in Italia conta 650 aziende e 12,000 lavoratori ): primeggiamo come produttori e assemblatori e a quanto pare siamo maestri della bicicletta. Se poi constatiamo che vendiamo solo 2,8 bici ogni 100 abitanti e che la media europea è sui 10 cicli ogni 100 abitanti, allora possiamo facilmente capire come ci sia ancora ampio margine di espansione e domanda inespressa.

Domanda che può essere stimolata da investimenti nel settore dell’infrastruttura ciclabile in modo da incentivare l’uso del mezzo e quindi il suo indotto economico.

Ma la vera “miniera d’oro”, come è stata definita in un interessante articolo, è il cicloturismo, inteso però come sistema a rete tra borghi, arte, natura, gastronomia. Se da un lato non abbiamo ancora compreso l’enorme importanza di questa opportunità, dall’altro possiamo da subito imparare da chi ci fa scuola: Germania, ma anche il Trentino Alto Adige. Infatti pare che nella sola provincia di Trento l’investimento già effettuato nel sistema cicloturistico faccia ricadere sul territorio qualcosa come 80 milioni di euro l’anno. Non certo brustoline.

Ciclabile-Valrendena-Trentino-003

Bikenomics significa anche dare nuovo slancio ai tour operator, magari a dimensione regionale, che possono specializzarsi in pacchetti legati al cicloturismo e quindi diventare un ulteriore generatore di posti di lavoro; questa volta sani ed ecologici! Ai quali possiamo ulteriormente legare i posti di lavoro generati nel collegato sistema di accoglienza e ristoro.

Estremamente importante è l’investimento in infrastrutture ciclabili che sono per loro natura ad alta intensità di manodopera e quindi generano il 46% in più di posti di lavoro rispetto ad investimenti per l’autoviabilità. Ad oggi infatti dovrebbe interessarci maggiormente mettere a lavorare le persone piuttosto che gli escavatori.

Le città a misura di bicicletta stanno generando, anche a Milano, il fenomeno dei “corrieri in bicicletta” che, in barba alle ztl, non solo raggiungono posti vietati alle auto ma hanno una velocità media, nel traffico, superiore a quella di un quattro ruote. Insomma più velocità e più efficienza in questo caso fanno rima con forza umana piuttosto che con forza motrice: 1 a 0 per gli esseri umani.

Ultimo, ma non trascurabile, parliamo del commercio al dettaglio: vi è una maggiore propensione a spendere nello shopping da parte di un ciclista piuttosto che una persona che raggiunge in auto il luogo degli acquisti. Pare infatti che la frequenza più elevata di accesso al punto vendita generi maggiore acquisto d’impulso. Certo non è un elemento che ci attrae in modo particolare se vogliamo una progettazione a misura d’uomo, anche per quanto riguarda il commercio, tuttavia è sicuramente un argomento che potrebbe modificare il pensiero comune dei commercianti che da sempre odiano ztl e zone chiuse al traffico. Insomma, l’esperienza dimostra che zone chiuse al traffico e commercianti possono essere alleati con profitto per tutti, anche per l’ambiente.

bicimania

Dopo tutti questi dati ora proviamo a riflettere un attimo ad un sistema progettato a misura di uomo e bicicletta e a cosa potrebbe apportare in un territorio che volesse adottarlo.

Il primo passo è la progettazione, che richiede una partecipazione di un numero elevato di portatori di interessi, dalle aziende specializzate, ai commercianti, al settore pubblico: un’ occasione per imparare dialogo e capacità di concertazione a favore di un obiettivo comune. Non è mai stata una cosa semplice ma ad oggi ci sono strumenti di facilitazione estremamente sofisticati che possono affiancare gruppi eterogenei che devono prendere decisioni complesse.

Gli investimenti richiederebbero realizzazione nel medio periodo, generando, per tutti gli anni coinvolti, lavoro e ricaduta di benessere sul territorio: dicevamo prima che un euro investito viene moltiplicato per 70. Ma dove trovare i fondi? Non ditemi che non avete mai sbirciato nelle vaste possibilità dei fondi europei …Horizon 2020 e tutte le sue declinazioni.

La riqualificazione territoriale costringerebbe a rivedere l’assetto naturalistico, paesaggistico e culturale di ogni nodo collegato a ciascuno degli altri, richiedendo uno sforzo di coerenza che necessita, come immediata capacità, di vedere con occhio complessivo un territorio che va oltre i confini politici a cui siamo abituati. In definitiva: collaborazione e strategie comuni. Il settore turistico dovrebbe essere riprogettato utilizzando una visione e valutazione strategico-sistemica con obiettivo complessivo di rilancio territoriale: percorsi enogastronomici piuttosto che sportivi, con tutto l’indotto legato all’agriturismo, al turismo culturale, alle mete storiche piuttosto che commerciali, con attenzione alle necessità dei vari portatori di economia.

Bologna-Ferrara-Ravenna

Immaginiamo per un attimo di collegare fra loro le province di Bologna, Ferrara e Ravenna, con le loro ricchezze storiche, ma anche con le loro vie fluviali o del Sapore, con le valli e il mare, i fiumi e i castelli, passando per produzioni tipiche e ristorazione, accoglienza ed esperienze ludiche. Km e km di opportunità che dovrebbero essere collegate da una progettazione comune: in questo caso sarebbero le piste ciclabili a creare quel necessario file rouge sistemico sia nei fatti che nella programmazione economica, aperta e lungimirante. Lo ripeto nel caso non fosse ancora chiaro: tutto ciò moltiplica per 70 ogni euro di sforzo investito.

A un sistema di bikenomics si legherebbe il settore produttivo e i dati territoriali fin da subito mostrerebbero un netto miglioramento della sanità locale e interprovinciale, oltrechè sviluppare l’indotto più immediatamente collegato al mondo stretto della bicicletta. Anche gli investimenti nel settore ambientale, produttivo, viabile sarebbero costretti a fare i conti con la nuova identità del territorio divenendo obbligatoriamente coerenti con una visione salutare, rispettosa, naturale e anche, finalmente, sistemica. Tutti obiettivi condivisibili ma che richiedono una scelta consapevole e lungimirante da parte di tutti gli attori di una Comunità.

E’ questa lungimiranza che dobbiamo mettere in pratica subito tutti quanti.

Lisa Bortolotti

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  1. […] La Bikenomics: l’economia della bicicletta e le implicazioni territoriali. di Lisa Bortolotti […]

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