Attesa del treno sotto la pioggia Giovanni Marverti
Attesa del treno sotto la pioggia Giovanni Marverti

Le cose accadono. Punto.

Non ti devi chiedere come mai accadono quanto piuttosto fare delle scelte e decidere come puoi approcciarti al meglio al cambiamento. Spesso si tratta semplicemente di salire sul treno che passa perchè probabilmente sta passando proprio per te.

Per chi non lo sapesse lavoro in ufficio, ho il posto fisso nella pubblica amministrazione e da molti anni sono una downshifter che significa, in breve, che ho scelto di ridurre volontariamente le giornate lavorative, e conseguentemente anche lo stipendio, per riappropriarmi della mia libertà, spazi, tempi e progetti.

Insomma: sono in part time al 60% e in ufficio mi vedono solo dal lunedì al mercoledì.

Pur essendo una realtà molto gerarchica e regolamentata, il lato positivo è che quando arriva un’opportunità ti ci puoi fiondare immediatamente.

Ed è arrivata.

Il bando per fare domanda di telelavoro.

Il telelavoro. Questo strano animale quasi sconosciuto, ancora molto leggenda e poco reale.

Sicchè si è aperto il dilemma. Che faccio? Faccio domanda? Non faccio domanda?

La prima cosa che ho fatto è stato chiedere ai conoscenti. Voi lo fareste?

Quello che mi ha confortata è che loro, come me, avevano esattamente le mie stesse preoccupazioni.

Sostanzialmente il telelavoro s’ha da fa’. Punto. “E’ il futuro” qualcuno mi ha scritto.

Sulla bilancia della razionalità la scelta è ovvia e nessuno, compresa me, ha il benchè minimo dubbio: meno costi, più tempo a disposizione, più libertà, stesso stipendio, nessuno che ti rompe le scatole, meno rischi di spostamento. Una vita slow sembra essere il sogno, estremamente razionale, di molti di noi.

Una vita slow sembra essere il sogno, estremamente razionale, di molti di noi.

E’ sulla bilancia delle emozioni che invece si è giocata la partita più accesa:

  • si perde tempo
  • ci si distrae
  • la famiglia non ti lascia tranquilla
  • ti lasci andare e finisci a lavorare in pigiama
  • non rispetti gli orari
  • finisci per odiare le tue quattro mura
  • rimani sempre chiuso in casa
  • non socializzi più
  • vieni escluso dalla vita di ufficio

Quello che mi ha colpito è che sono problematiche quasi esclusivamente femminili. Che sia dovuto a una questione biologica? O forse culturale? Le donne si fanno più problemi? Hanno difficoltà a separare lavoro e famiglia?

C’è chi mi ha evidenziato proprio questo problema: “per lavorare devo uscire di casa in modo da creare uno stacco netto, mentale, spaziale, ritmico tra la casa e l’ufficio”.

Stessi pensieri che ho fatto io.

Il problema è che quando esce un bando hai pochi giorni per decidere, poi il bando scade e il “treno passa”. Le scelte importanti, che richiederebbero tempo per la riflessione, ti costringono a farle in pochi giorni: prendere o lasciare.

Chi lo sa come potrei comportarmi in caso di telelavoro? bimbo perplesso

Rimarrei in pigiama? Entrerei in uno stato depressorio e odierei i muri della mia tanto amata casa?

I miei famigliari mi sarebbero sempre addosso secondo quello strano principio per cui “mamma è sempre disturbabile”? Inizierei a perdermi tra un caffè, un bucato e il bagno sporco?

Chi lo sa?

E’ in questi casi che faccio appello a quanto ho imparato negli ultimi anni, nel mio rapporto tutto personale con le mie paure, le mie decisioni, le mie scelte e i miei progetti per il futuro.

Progetti per il futuro che contemplano il distacco graduale ma inesorabile dal lavoro di ufficio, che non amo ma che mi garantisce un reddito minimo di sopravvivenza ( in attesa che arrivi il reddito di Esistenza o di Vita ). Progetti per il futuro che riguardano il cambiamento costante ed esperienze sempre nuove e sempre più arricchenti e stimolanti.

Questo voglio. E il telelavoro va in questa direzione. Il resto sono solo paure e, in definitiva, ipotesi vaghe.

tuffo

Cosa fare quando abbiamo a che fare con paure ed ipotesi vaghe?

Ci si butta a capofitto! Le rendiamo una sfida avvincente da giocare il prima possibile.

Proviamo! Proviamo questo telelavoro, vediamo cosa ne esce e scopriamo come mi comporterò davvero di fronte a queste ipotesi di lassismo e depressione. Vediamo. Voglio vedere se sarò una regina della focalizzazione e programmazione, se sarò efficiente ed efficace. Lo voglio scoprire.

E’ una sfida. E le sfide sono stimolanti e vanno affrontate.

Così ho preso la mia decisione.

E’ l’opportunità di vivere una sfida con me stessa.

Oltre al vantaggio economico, e di tempo, ho la possibilità di giocare una partita interessante e scoprire un nuovo lato di me stessa.

E c’è sempre la exit strategy: dopo 90 giorni si può rinunciare.

E se resisto e ci prendo gusto?

Le sfide sono stimolanti e vanno affrontate.

Per adesso mi godo le farfalle allo stomaco di questa nuova sfida che affronto con entusiasmo.

Intanto ho fatto domanda! Adesso non si torna più indietro!

Lisa Bortolotti

Ehi! vuoi sapere come procede? Guarda il mio video in cui ti racconto di tutti i vantaggi che ho sperimentato.

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1 Comment

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