Diciamolo una buona volta: gridiamo forte “W le donne!” l’otto marzo, ma poi torniamo al nostro solito tran tran già dal giorno dopo.

Un tran tran fatto di mansioni e responsabilità famigliari quasi completamente sulle nostre spalle.

A conti fatti più o meno è così per … quasi tutte.

Un tempo, in una coppia-famiglia, l’uomo andava al lavoro e manteneva tutti quanti mentre la donna rimaneva a casa, se ne occupava e cresceva i figli. Era una suddivisione abbastanza equa: uno usciva, ma aveva lo stress del lavoro salariato, e l’altra rimaneva in casa ma aveva lo stress della gestione famigliare . Oggi questa divisione non ha più ragione di essere: se entrambi sono costretti al lavoro fuori casa, il carico casalingo non può essere addossato ad uno solo dei membri della famiglia.

donna su filo

Nella mia vita le cose sono cambiate più volte ma a un certo punto, di fronte a una famiglia con due figli, un gatto e una casa di svariati metri quadri ( e il triplo di giardino ), di fronte a una vita lavorativa da pendolare di lunghe distanze, mi sono fermata e ho chiarito con il coniuge.

“Tèsoro” ho detto “facciamo un ragionamento semplice”.

Con i vostri “tèsori” dovete sempre ragionar semplice.

“Tèsoro” dicevo

“ Io lavoro – tu lavori” e vedevo che mi seguiva

“ io seguo i figli – tu segui i figli” e in effetti questo lo ha sempre fatto, sempre sempre.

“io sporco – tu sporchi” qui era importante non perderlo per strada: il concetto di sporcare era chiaro e che io mi mettessi sul suo piano era strano, ma tutto sommato accettabile, apprezzabile e … logico.

A questo punto l’avevo in pugno.

“io mi stanco – tu ti stanchi” un appiglio alla democrazia è sempre utile,

“di conseguenza: io pulisco – tu pulisci. Non fa una piega vero?”

I maschietti rispondono alla logica spiazzante della semplicità: non potevo che ottenere un’accettazione senza riserve.

La proposta era razionale e ragionevole, espressa con calma e semplicità ma soprattutto era di una verità sconcertante: “se entrambi lavoriamo, perché il carico casalingo deve essere tutto sulle mie spalle? Tutti e due dobbiamo dividerci le incombenze e tutti e due dobbiamo godere di riposo e seguire le nostre passioni”.

Comunicare con assertività non mi è stato mai tanto opportuno.

Questo accordo è divenuto realtà: ci sono stati alti e bassi, momenti di ripensamento, ritmi diversi ( avete notato che il sacro fuoco delle pulizie di uno colpisce sempre quando l’altro vuole riposare? ), concezione differente di ciò che è “cura della casa”; ha richiesto tempo per essere raffinato e accordato. Si è basato su un assunto importantissimo secondo il quale ciascuno si sarebbe scelto le incombenze più in sintonia con le proprie preferenze mentre le mansioni più noiose sarebbero state suddivise equamente.

casalingoTutto questo è uno spaccato di vita che oltre a migliorare sensibilmente la qualità del tempo della “donna di casa”, migliora la qualità del rapporto ( decisamente più rispettoso e democratico ) e ha la forza di dare l’esempio ai nostri figli: per loro il lavoro in casa è un aspetto della vita in casa, non dell’essere maschio o femmina, ed è più legato a un concetto di “pulizia” piuttosto che di “ruolo”.

Nel tempo ci siamo divisi i compiti, con naturalezza e spontaneità, andando ad occuparci di quello che meno ci dispiaceva o di quello che è più in sintonia con il carattere: ecco quindi che mio marito cucina e fa la spesa quotidiana, fa la fila alle poste, taglia il prato e pulisce i bagni, mentre io mi occupo del bucato, della pulizia di base quotidiana, della pulizia della cucina, dei letti, dell’aspirapolvere, dell’ordine in genere. Insieme ci preoccupiamo che l’altro si riposi a sufficienza.

In questo quadretto quasi idilliaco, c’è un aspetto al tempo stesso buffo e triste.

Capita spesso che alle persone raccontiamo, con orgoglio, che il cuoco di casa è mio marito. Le persone ci guardano stranite, incredule e, spesso e volentieri, continuano a parlare con me, come se questa cosa, che un uomo si occupi delle faccende di casa, debba essere impossibile e non realistica, quasi inconcepibile.

Ancora, nel 2016, il pensiero dominante nel quotidiano, nella cultura, nella società è che casa e famiglia sono un carico esclusivo della donna.

No, no, non facciamo finta di non avere questo piccolo software nella nostra testolina. Siamo stati cresciuti così e portiamo con noi il gene di questa programmazione vecchia e superata. E’ superata con quel ragionamento così semplice e logico che feci anni fa con mio marito:

donna lavora – uomo lavoracasalinga

donna sporca – uomo sporca

donna pulisce – uomo pulisce

E’ razionale e spiazzante ed è così che deve funzionare.

Sapete che sono proprio le donne quelle che trovano inaccettabile che i compiti casalinghi siano equamente distribuiti? E’ come se io fossi colpevole perché non faccio ciò che devo.

Sono proprio le madri, le mogli, le donne ad essere le carceriere di se stesse ritenendo una legge di natura il fatto che il carico famigliare sia tutto sulle spalle di una persona sola: se stesse.

Queste donne a loro volta hanno cresciuto e crescono tutt’oggi figli e figlie corredati del software culturale di questo inutile obbligo, sia con le parole sia con l’esempio ( magari con l’esempio che contraddice le parole ), perpetrando un rituale inutile e desueto che non ha alcuna ragione di esistere.

Per l’otto mmimosaarzo di quest’anno ho pensato di scrivere che la vera rivoluzione culturale inizia dalle nostre case, nei rapporti dentro la coppia e con l’esempio reale che diamo ai nostri figli, in modo che la più piccola delle cellule sociali diventi luogo di vera democrazia e apertura mentale e sviluppi un cambiamento vero e sostanziale. Fare le pulizie insieme e dividersi i carichi di lavoro, pulire i water, lavare le mutande sporche, dedicarsi a qualcun altro ( e sostituirlo quando ce n’è bisogno ) sono esperienze che creano empatia e rispetto. Sono delle realtà vissute in cui “il fare” è scuola per “l’essere”.

Immagino che qualcuna obietterà “se io facessi questo discorso, il mio compagno mi manderebbe a quel paese”. La risposta è una sola: se dentro di voi avete chiaro che non accetterete altro che non una gestione rispettosa ed equanime della casa, se sarà chiaro che il diniego non sarà accettato, se comunicherete fermamente e con logica spiazzante che questo è il futuro ( semplici! Mi raccomando! Altrimenti li perdete per la strada del ragionamento! ) , verrà da sé che la risposta può essere solo una, l’unica che può essere accettata. Nella comunicazione assertiva, oltre a mettere da parte l’emotività, che i maschietti scambiano per aggressività o pazzia, l’efficacia del messaggio è principalmente una conseguenza di quanto voi stesse ci credete.

Fidatevi: non è facile crederci sul serio ma è possibile.

Pensate di riuscire a cambiare la qualità della vita quotidiana con questo piccolo ma tanto grande passo? Secondo me entro il prossimo otto marzo ( 2017 ) potremo festeggiare davvero un cambiamento sostanziale della società se partiremo da noi stesse.

 

Lisa Bortolotti

Immagini tratte da web
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