Non ho memoria di nulla che abbia in così breve tempo suscitato rifiuto, proteste e successo come la vicenda dell’olio di palma.

In pochissimi mesi da ingrediente utilizzato in quasi tutti i prodotti da forno della GDO ( grande distribuzione organizzata ), ritenuto totalmente indifferente dalle masse, si è trasformato nel prodotto più odiato dai consumatori, quasi come fosse il capro espiatorio di ogni altro male alimentare sulla faccia della terra.

Non è certo l’unico esempio di produzione alimentare dai danni incalcolabili ma a giusta ragione si è attirato l’odio di gran parte delle persone anche più blandamente informate: dalla distruzione di interi territori ( Africa, Asia, Sud America, ma anche Europa ), alla morte atroce degli orango tango del Borneo e Sumatra, dall’eliminazione di flora e fauna autoctone all’espulsione di intere popolazioni umane, contadini e poveri per lo più.

L’olio di palma è tanto adorabile come ingrediente dei prodotti da forno quanto odioso per la distruzione che ha provocato.

jungleforjunk

Non ho mai visto un dietro front così veloce da parte delle imprese dell’industria alimentare come per l’olio di palma. Tutto ciò è strano perché non è accaduto con l’auto elettrica, l’energia di Tesla, scoperte per la cura del cancro, per le invenzioni fantastiche per eliminare il Pacific Trash Vortex, l’isola di plastica che ammorba il Pacifico e le sue creature ( pare ci sia anche nell’Atlantico ).

Per l’olio di palma, la cui opinione pubblica avversa non ha minimamente raggiunto per esempio l’indignazione a cui abbiamo assistito sul Fertility Day, le industrie si sono convertite a quella che pare la velocità della luce.

In quanto tempo? Pochi mesi.

Pochi mesi per un alimento che fino a poco fa era considerato insostituibile sia per prezzo che per proprietà organolettiche. I politici ci mettono di più per cambiare poltrona a Montecitorio.

Posso immaginare che testare e modificare un’intera catena di produzione, sostituendo un prodotto tanto indispensabile richieda anche anni … se non sei già pronto al cambiamento. Probabilmente il prodotto sostitutivo era già stato ampiamente valutato, provato e studiato. Probabilmente si stava semplicemente attendendo quando il costo d’immagine sarebbe divenuto proporzionalmente più alto rispetto al costo di conversione produttiva. Il solito modo per massimizzare il profitto.

Si sa, la comunicazione ci mette un attimo a porre il suo slogan sulla confezione ed improvvisamente, in men che non si dica, tutti i prodotti da forno della GDO hanno abbandonato miracolosamente l’olio di palma.

Se io ritengo che “non è tutt’oro quel che luccica” e che è sempre meglio non fidarsi, di certo mi sarei aspettata un crollo del prezzo e della produzione di olio di palma: nessuno lo vuole più, l’industria alimentare lo ha rifiutato per merito dei consumatori, contadini e scimmie si riapproprieranno dei loro spazi.

Niente di più falso perché scopro, un po’ per caso, che l’olio di palma è il biocarburante per eccellenza, richiesto dagli stati del Golfo Persico e dalla Cina, ma anche da Europa e Usa, per non parlare delle multinazionali che, per definizione, non hanno radici in un unico stato.

Giusto! Le auto ecologiche! Chi se le ricorda più?

L’industria dell’auto si rifiuta, a differenza dei prodotti da forno, di ascoltare i consumatori e pare che dovremo usare ancora a lungo l’auto a benzina a 21 km/litro, nonostante nessuno la voglia più.

Un qualche segreto di stato cita, di straforo, che le persone amerebbero usare meno l’auto a prescindere ma pare che l’industria del petrolio non essendone felice, faccia l’indifferente.

Attualmente la produzione di biocarburanti pare essere ritenuta ancora un affare dai mercati finanziari e così, temo, per i contadini, gli orango, le specie autoctone di tutti i territori acquisiti a olio di palma non ci sarà ancora pace: è ancora un affare a moltissimi zeri. Utile o meno non importa. Ancor meno importa dei danni ambientali, sociali, alla biosfera.

Trovo paradossale, e amaramente buffo, lo stato di spaesamento e contraddizione in cui si dovrebbe trovare l’ambientalista tipico: l’olio di palma ha la forza di distruggere, letteralmente, una porzione del nostro pianeta ma è uno degli elementi su cui poggia l’idea più accreditata di auto ecologica a larga diffusione in sostituzione della benzina. E’ un dilemma interiore in cui non vorrei mai trovarmi se per caso avessi, nel corso della mia vita, sostenuto i biocarburanti: scoprire dei danni provocati da quella che sembrava una soluzione mi amareggerebbe non poco.

Adesso possiamo fare uno sforzo ed immaginare un mondo con veicoli che si spostano usando altre tecnologie e per fortuna, elettricità a parte che utilizza ancora troppo petrolio per funzionare, ci sono opzioni che non aspettano altro che essere esplorate. Il settore della mobilità inizia oggi ad essere messo in discussione e sempre più persone ritengono che gli spostamenti dovrebbero essere ridotti all’essenziale, favorendo progetti di smart working o mobilità intelligente ed ecologica. Facendo ovviamente attenzione, mi raccomando, a non proporre soluzioni che vadano a danneggiare l’orango di turno!

 

Lisa Bortolotti

 

Disclaimer: in questo articolo inauguro una collaborazione che auspico lunga e gioiosa con la brava e brillante Sara Fano della pagina fb Global Warming Heroes che crea immagini e vignette originali sui temi ambientali.

 

Immagine:

originale di Global Warming Heroes

Fonti:

http://www.wwf.it/orango/

“Espulsioni – Brutalità e complessità nell’economia globale” di Saskia Sassen. Ed Il Mulino   Vai alla recensione del libro qui

“Resilienza – La scienza di adattarsi ai cambiamenti “ di Andrew Zolli . Ed Rizzoli

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