usaegetta

Racconto semiserio di un futuro possibile.

Le nostre amministrazioni locali sono passate all’azione. L’Europa ci chiede, con largo anticipo, una raccolta differenziata al 65% per il 2030, ma l’ente comunale punta a superare il 75% in due anni: entro il 2018 raggiungeremo il traguardo e vinceremo la medaglia dei più ricicloni d’Italia!

Come? Con la raccolta dei rifiuti a calotta!

Mi sembra giusto. Quando l’obiettivo è giusto e lodevole, un’insana corsa al più bravo è almeno da assecondare. In realtà non si poteva dire, ma lo ha detto il sindaco, che quel 10% in più andrà a coprire le manchevolezze di altre amministrazioni locali, quelle che ancora pensano che l’usa e getta sia assolutamente normale.

A casa, che non vogliamo essere da meno, ci mettiamo in testa di arrivare ad un obiettivo ancora più ambizioso e raggiungere il 100% di differenziata entro pochi mesi.

Ci siamo messi a distinguere il rifiuto da compostiera dall’umido del cassonetto marrone; abbiamo ridotto l’indifferenziato finale, che non deve superare i 25 litri in due settimane. Il resto tutto diviso e classificato.

Mentre iniziamo a dividere questo da quello, a entrare nel merito di un “con che cosa è fatto questo?” e di un “il guscio di una noce va nella compostiera o nell’umido?” le immagini del futuro prossimo iniziano a comporsi nella nostra mente e anche nella nostra esperienza.

Tutti i buoni propositi si vanno a fare friggere nel momento in cui inizi a leggere la composizione dell’imballaggio e dei contenitori dei tuoi acquisti più frequenti: è già un miracolo se il produttore si è degnato di indicarti i materiali con cui sono fatti.

Regolarmente l’imballo è di materiale composito. Cosa vuol dire? Che c’è, nella maggior parte dei casi, un po’ di plastica e un po’ di carta, o un po’ di carta e un po’ di alluminio, per esempio. Il rifiuto, ti scrivono candidamente, va nell’indifferenziata. E il mio obiettivo 100% riciclone?

T’attacchi.

Giammai!!!

usaegetta

In un futuro prossimo, richiesto addirittura a gran voce, vorremmo tutti, noi virtuosi della differenziata, la tariffa puntuale.

Cos’è?

La tassa sui rifiuti sarà commisurata al peso del conferimento di indifferenziata nell’arco di un anno solare. Meno differenzi e più paghi. Più differenzi e meno paghi. Semprechè non intervenga un’altra crisi economia, patto di stabilità, debito, necessità varie, spese impreviste di qualche politico, inflazione o finanziaria di turno; ma questa è un’altra storia.

Con la tariffa puntuale si avvera il sogno di un senso di giustizia generale, in cui i cattivi – del pattume – finalmente verranno puniti.

Con la tariffa puntuale si avvera il sogno di un senso di giustizia generale, in cui i cattivi – del pattume – finalmente verranno puniti.

E allora differenziamo e che il futuro abbia inizio! W la tariffa puntuale!

Oppure no ….???

Le politiche di riciclo*, dei rifiuti, del riuso e dell’economia circolare si occupano quasi esclusivamente del comportamento dei cittadini tralasciando la parte più importante della filiera: le industrie dell’imballaggio. E’ difficile differenziare se quelle continuano a produrre troppi imballi e di materiale composito. Non arriveremo mai ad una VERA differenziata se non ci occuperemo degli imballi e della qualità della loro produzione.

Non arriveremo mai ad una VERA differenziata se non ci occuperemo degli imballi e della qualità della loro produzione.

Ad oggi questo aspetto ancora non è pervenuto.

Quindi?

Quindi cosa faranno i nostri eroi che vogliono fare la differenziata casalinga al 100% o che non vogliono pagare la tassa sui rifiuti?

Differenziano!!!

Tutto!

Se verrà applicata la tariffa puntuale, i cittadini inizieranno a conferire anche materiali non differenziabili al 100%: per non pagare le tasse la qualità dei conferimenti si abbasserà.

per non pagare le tasse la qualità dei conferimenti si abbasserà

Sappiamo che la qualità del conferito è importante. I primi tempi questo verrà tollerato ma poi le aziende che acquistano plastica, carta, lattine, vetro ecc … pretenderanno il ritorno a standard ottimali ( non indaghiamo se vi sia la remota possibilità che dopo la differenziazione questi rifiuti vengano portati tutti indistintamente all’inceneritore ). E’ possibile che la tariffa puntuale sui rifiuti venga modulata una seconda volta anche in base alla qualità del differenziato; di conseguenza le nostre tasse dipenderanno da un doppio parametro che però non ci sposterà di un millimetro perché se non conferiamo nella differenziata dovremo conferire nell’indifferenziata. Insomma, da qualche parte dovremo pur metterli questi rifiuti! Ecco quindi che le tasse torneranno a salire ( ipotizzando che fossero mai calate ).

Cosa fa il cittadino medio per difendersi da tasse, da indifferenziata e dall’industria degli imballaggi che continua a produrre come se non ci fosse un domani?

Il cittadino medio, sia per ridotto reddito che per ridurre gli sprechi, diminuirà gli acquisti. Gli imballi si riducono con una sana, o forzata, decrescita dei consumi.

Gli imballi si riducono con una sana, o forzata, decrescita dei consumi.

Anche privilegiando acquisti con imballi ad hoc, i consumi caleranno perché laddove prima vivevano – o sopravvivevano – tre aziende di produzione ( di imballi e prodotti ), oggi ne rimarranno due o addirittura una.

Decrescita. Dei consumi e della produzione.

Ecco, per noi la parola decrescita ha un suono dolce a prescindere, ma per certuni, che spesso ci stanno poco simpatici, decrescita è semplicemente sinonimo di riduzione del PIL. La riduzione del PIL è la peggior sciagura che un governo possa subire e questa volta con chi potranno prendersela se si è stati la causa del proprio male?

Se cala il PIL entriamo nel loop del patto di stabilità, dei conti da far quadrare, del debito e, alla fine, chi pagherà il conto?

Alla fine noi differenziamo e ci aumenteranno le tasse.

“Ecco: vedi, figlio mio, che non facciamo mai bene?”

 

humantrash

 

Questa è la trappola di un SISTEMA che ha sue regole di funzionamento e che non è possibile scardinare se non si interviene sui presupposti stessi del complesso delle relazioni, industriali in questo caso.

Per raggiungere obiettivi del 75% , e oltre, di differenziata, cosa che non solo auspico ma mi impegno a fare concretamente nel mio quotidiano, è necessario intervenire non più e non solo sui cittadini e le amministrazioni, ma con forza, ora in questo momento, su tutta la filiera produttiva e in particolar modo sull’industria dell’imballaggio, che non può continuare a ragionare come se non ci fosse un domani, come se il suo non fosse un rifiuto, come se fossimo ancora negli anni ’80 dell’usa e getta. Le norme europee dovrebbero imporsi a questi soggetti costringendoli a ricalibrare completamente le loro filiere, in virtù di riduzione, semplicità, riuso. Non c’è altra via.

I cittadini dovrebbero fin d’ora attivarsi con tanto impegno, come quello mostrato per l’olio di palma, pretendendo con forza che l’industria si adegui alle nuove esigenze.

Il dilemma è oggi per me grandissimo: rinunciare al mio caffè preferito perché l’imballo è misto? Il futuro sta arrivando: subito dopo i cassonetti a calotta c’è, imminente, un disastro all’altezza del miglior disaster movie.

Solo che non è un film.

Lisa Bortolotti

*( non capisco perché lo chiamino ‘riciclaggio’, termine che è il sostantivo normalmente usato per la malavita )

 

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APPROFONDIMENTI E LINK

http://www.gazzettinodelchianti.it/articoli/approfondimenti/2980/notizie-su-tavarnelle-val-di-pesa/critiche-cassonetti-calotta.php#.V-k-IzXJZxw

http://www.conai.org/notizie/leuropa-vara-il-pacchetto-sulleconomia-circolare-obiettivo-riciclo-65-al-2030

IMMAGINI ORIGINALI Global Warming Heroes

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