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Non crederesti mai che un personaggio del calibro di  IGOR SIBALDI  possa tenere conferenze e presentazioni a pochi passi da casa tua, specie se vivi nella campagna profonda della pianura Padana. E invece nell’estate 2015, Igor Sibaldi, a Lugo di Romagna, in provincia di Ravenna, ha presentato a circa un centinaio di persone il suo libro “I confini del mondo” chiacchierando a ruota libera su cosa in effetti siano questi confini ormai troppo stretti.

Abbiamo affrontato un viaggio ideale in compagnia di Noè e del vero significato del tanto famoso Diluvio Universale ( con qualche digressione su Cappuccetto Rosso e Biancaneve, sul matrimonio e sui gatti ).

Noè significa “colui che va d’accordo con se stesso”: è una persona che ha trovato il suo equilibrio e le risposte alle domande di esistenza e scopo. Ognuno di noi può essere un Noè, in grado di vivere il suo diluvio universale, che altro non è che un profondo cambiamento di ciò che noi siamo e del mondo che ci circonda, che improvvisamente diventa molto più ampio. Questo mondo, quello troppo piccolino, per sua natura non può esserci d’aiuto a trovare un senso più ampio di noi stessi: abbiamo quindi solo una scelta, fra il rassegnarci a ciò che ci circonda oppure cambiare noi stessi. Quest’ultima opzione è il nostro personalissimo diluvio universale e possiamo attivarlo consapevolmente.

Oggi molti di noi ei-confini-del-mondo-sibaldisprimono sempre più chiaramente che “questo mondo non ci piace”, ma un tempo, storicamente, questa esternazione non era possibile ( pena la morte ) perchè metteva in discussione lo status quo: Cesare, Gesù, San Francesco, Amleto, Don Chisciotte sono tutti esempi di personaggi che hanno espresso la loro non accettazione del mondo così come confezionato e ne hanno subito le ripercussioni.

Noè fu il primo fra tutti noi a sostenere che “questo mondo è troppo piccolo”. Noè costruisce la sua arca, che dal testo originale capiamo essere non una barca bensì un linguaggio, una lingua personalissima che dobbiamo costruirci interiormente. Dio disse a Noè più o meno così: “Se tu vuoi cambiare il mondo impara ad affrontare il cambiamento: costruisciti un linguaggio mentale che sia solo tuo, che sia come il legno della vite, che si attacca alle cose, attaccato fermamente alla realtà e a ciò che è reale, e non farti prendere in giro da chi dice parole che non dicono nulla. Un linguaggio per parlare con te stesso e che possieda parole concrete riconoscibili senza ombra di dubbio”. Questo con la famosa barca di cipressi in effetti non c’entra nulla.

Se tu vuoi cambiare il mondo impara ad affrontare il cambiamento

Scartando dal pensiero tutte le parole senza un senso compiuto, astratte e che non hanno un significato reale, possiamo liberare almeno il 10% della nostra mente per lasciare spazio a cose molto più importanti, per conquistare più tempo a disposizione, per allargare i nostri confini. La mente sarà così in grado di vedere cose che i contemporanei nemmeno riescono ad immaginare. Alcuni esempi di parole inutili? Sport, politica, democrazia, il nome di battesimo ( che non scegliamo noi, ma ci viene imposto ), il cognome, matrimonio, spiritualità, anima, Dio … e in genere tutte quelle parole che un bambino di tre anni difficilmente riesce ad inquadrare nel suo significato e un adulto difficilmente riesce a spiegare con precisione. Ecco quindi che queste parole rendono questo mondo ristretto e hanno a che fare con uno schema di DOMINIO ( sugli altri ). Sono parole che hanno la funzione di tenerti fermo esattamente dove sei, per non farti venire voglia di estendere i tuoi confini, per fare in modo di adeguarti a questo piccolo mondo che in fondo, quando eri bambino, trovavi un po’ strano.

Il cambiamento non è qualcosa che dobbiamo attendere: la speranza in un futuro migliore è inutile perchè è ORA che dobbiamo darci da fare, costruire la nostra arca e vivere il nostro diluvio universale. “Fai le cose finchè c’è luce perchè quando vien buio non puoi più fare niente” significa che dobbiamo darci da fare ora, in questa vita, senza attendere tempi migliori.

Il cambiamento non è qualcosa che dobbiamo attendere

E gli animali dell’arca? Davvero un tizio che si chiamava Noè ha caricato tutti quegli animali su una barca? Nella storia biblica tutto ci viene proposto come insensato e irrealizzabile appositamente per darci la percezione che noi non potremo mai farlo e che siamo costretti a rimanere qui, in questo status quo. Ma la storia, anche quella degli animali, è ben diversa … Dio spiegò a Noè che nel ‘linguaggio solo nostro’ dobbiamo fare entrare anche le bestie, gli animali, ovvero le nostre parti animalesche, quelle istintuali e spontanee, le pulsioni che sono elementi innati e importanti di noi stessi. Che vanno accolti e .. salvati.

 

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Foto tratta dal gruppo fb di Igor Sibaldi

 

E’ chiaro che a questo punto, con un’arca di questo tipo, le persone non capiscono più questi Noè, così diversi da tutto il resto. Questo può essere un problema, farci sentire disadattati.

E’ accaduto in tutte le epoche: questi disadattati erano persone che avevano capito che questo mondo ci è troppo stretto, va ingrandito e per farlo dobbiamo cambiare noi stessi. Quando ci sentiamo disadattati, o ci indicano come tali, significa che siamo arrivati al confine del mondo ed è il momento di quella che viene da sempre definita “l’iniziazione”, ovvero il cambiamento che ci trasforma e allarga i nostri confini. E’ un rituale in cui la nostra identità viene annientata ed è per questo che spesso viene rappresentato con una sorta di morte: l’Adam, Biancaneve, Cappuccetto Rosso, la Bella Addormentata, Pollicino ne sono esempi ( in particolare tutta la tradizione fiabesca in cui la protagonista è una donna ).

Quindi, poiché non riesci a sopportare niente di quello che sopportavi prima, decidi di cambiare: tutto questo è un bisogno profondo dell’Uomo ed è costantemente a nostra disposizione. Questo è il vero diluvio, quell’acqua che inizia a piovere e invade tutto il mondo che conosci mentre tu, nella tua arca, galleggi e ti ergi in alto, in una posizione in cui vedi le cose da un nuovissimo punto di vista. Nessuno muore nel diluvio universale e tutti continuano a vivere la loro realtà ristretta fatta di linguaggi astratti che distraggono e imprigionano; tu sei altrove e vedi tutto questo da lontano, in posizione più alta; loro non capiscono te e tu non comprendi loro perchè sono “sott’acqua”, hanno un linguaggio differente.

Nessuno muore nel diluvio universale: tu sei altrove, ti ergi in alto e vedi tutto questo da lontano.

Saremo soli? Incontreremo chi, come noi, avrà vissuto il suo diluvio universale.

Quali sono le fasi dell’iniziazione? Sono quattro e sono le stesse per chiunque:

1. NIGREDO, il grande mare nero in cui perdiamo ogni nostra certezza ( come Gesù sul Calvario ) e richiede che ci costruiamo l’Arca;

2. VIRIDITAS, il grande mare verde. Verde dell’acqua del diluvio che ti porta in un oceano di infiniti e repentini cambiamenti. E’ il momento della pietà e dell’affidarsi;

3. ALBEDO, ovvero il momento dell’alba, in cui qualcosa di nuovo inizia a formarsi, un’identità diversa prende forma. Si trovano qui i grandi amori che ci completano;

4. RUBEDO, il grande mare rosso, in cui nuovo sangue rosso fluisce nel nostro corpo e ci trasforma definitivamente in qualcuno di nuovo.

Queste fasi hanno il potere trasformativo per tutte quelle persone che vogliono estendere i loro confini, accettando il cambiamento e vivendo fino in fondo, con la propria Arca, le fasi dell’iniziazione. In questa epoca molti esseri umani stanno intraprendendo questo percorso, a differenza del passato quando erano pratiche riservate a pochi eletti.

Oggi incontriamo sempre più spesso altre persone che comprendono il nostro linguaggio e possono condividere questa esperienza. Questi cambiamenti e tutte queste persone stanno avviando una fase straordinaria che potremo definire una nuova speciazione dell’Essere Umano: sta nascendo una vita diversa in un mondo molto più ampio in cui ci sarà convivenza ancora a lungo con tutti quelli che avranno deciso di rimanere dove sono, cioè sott’acqua, nel mondo piccolino.

 

Igor Sibaldi ci aveva avvertito che sarebbe stata una serata di rivelazioni particolari e ci chiede, ormai a mezzanotte, prima di salutarci, di non dare la colpa a lui se ci sentiremo un po’ scossi nei giorni a venire.

Ride Igor Sibaldi, ride con noi, perchè sa benissimo che in fondo non ci ha affatto raccontato il contenuto del libro, ma ci ha donato un viaggio speciale in compagnia di Noè a favore di tutti quelli che, come i presenti, stanno cercando il loro personalissimo diluvio universale.

Buona pioggia a tutti!

 

Se vuoi puoi seguire Igor Sibaldi sulla sua pagina Facebook

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Lisa Bortolotti

 

 

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