Ciò che vedo non è ciò che esiste oggi.
Quello che vedo è una immagine discreta ma ferma.
Difficile comprendere se non ci si apre a sua volta all’immagine e all’immaginazione.
Vedo un mondo diverso e una società unita.
Vedo un “là fuori” più verde e luminoso, caldo e accogliente.
Vedo pacatezza e gentilezza.
Vedo calma e pace, sussurri e silenzi pieni di significati.
Ciò che vedo è qualcosa di estremamente lontano ed è necessario evitare in ogni momento di paragonarlo a ciò che vivo oggi, perché il confronto genera uno stridente squarcio nel petto.
Con piccoli passi mi avvicino a costruire la base e il fondamento di ciò che vedo e sento, cercando di dare una forma a quanto ha una precisa collocazione nel mio intuito.
Avere il quadro preciso del “dove sto andando” e “perché” ci sto andando è fondamentale: è la bussola del mio agire, è l’ancora della salvezza dalla pazzia.
La pazzia nasce quando non mi do risposta su come il mio prossimo non possa e non riesca a “sentire” ciò che si agita nel cuore di un altro prossimo.
Le persone sono disperatamente rumorose: chiedono di essere comprese e conosciute, travalicando la pesantezza delle stesse mura che hanno tenacemente costruito. Mura di silenzi terribilmente assordanti. Voci che incutono distacco.
Ho chiaro dove stiamo andando: un futuro radioso che richiede la consapevolezza di creare oggi un mondo nuovo che inevitabilmente finirà.
Finirà quel mondo che sto cercando di costruire. Deve terminare molto più velocemente di quanto non nascerà.
Sarà cancellato così come si cancella un mandala dopo averlo colorato, così come viene rovinata una bella costruzione di bambino. Finirà con la gioia di aver costruito tutto quanto doveva essere fatto.
E lascerà il passo a qualcosa di diverso. Di mai visto e sperimentato prima: la creazione più solenne.
Il Mondo Nuovo nascerà quando avremo la forza e la consapevolezza di accettare che tutto quanto oggi andiamo a costruire non dovrà in nessun modo essere oggetto di attaccamento.
Lavoriamo e lottiamo per perdere, per lasciare andare, per poi annullare.
Ne rimarrà solo la traccia, il solco, la Terra Madre sulla fertilità della quale l’Uomo Nuovo potrà godere di creare e sperimentare il Superiore.
Quello che facciamo oggi lo perderemo. Esattamente come la madre deve allontanarsi dai propri figli affinché possano Vivere del proprio Sé.
Costruiamo con amore sapendo che non avremo nulla in cambio, nemmeno il risultato della nostra creazione.
Lasceremo l’Energia dell’intento: la forza consapevole che siamo esseri che costruiscono, cambiano, crescono e ricreano in continuazione.
Questo siamo: creatori del nuovo. In continuazione.
Per creare il nuovo dobbiamo lasciare il vecchio, anche quello che stiamo contribuendo a creare e che, oggi, è l’avanguardia.
Verrà un giorno che il Mondo sarà così meraviglioso che la nostra Avanguardia, la nostra intuizione, sarà assolutamente inadeguata.
Non faccio che attendere il momento in cui l’avanguardia diventerà consolidamento per il volo di una realtà ulteriore.