Il punto della situazione è che non c’è punto della situazione.
Non siamo in grado di valutare a quale stadio ci troviamo se non per una serie di sparpagliati indizi che, quotidianamente, ci vengono proposti.
E’ come leggere un libro giallo io credo: quando arriveremo a scoprirne il mistero ci sembrerà tutto piuttosto ovvio, ma per il momento l’unica impressione che abbiamo è di perfetta confusione.
Navighiamo a vista in cerca di indizi e spesso ne raccogliamo avidi le informazioni, ma sono sempre altri gli attori deputati a darcene. Salvo, poi, fermasi un attimo, respirare e guardarsi vivere.
Distaccarsi da sé aiuta a focalizzare il Luogo in cui siamo, cosa facciamo, cosa stiamo sperimentando.
Curioso scoprire che sperimentiamo sempre le medesime esperienze.
Ciò che superiamo, lo dice la parola stessa, viene lasciato indietro, ormai consumato e assorbito per quanto potesse esserci utile. Ciò, invece, che non viene appreso ritorna insistentemente alla nostra porta, talvolta con le stesse identiche fattezze e talvolta in forme e colori assolutamente differenti, ma dalla sostanza invariata.
Spesso si tratta di eventi e “opportunità” che non vorremmo proprio tornassero.
Dopo la prima sperimentazione, una volta superato il momento di crisi, tiriamo un sospiro di sollievo per essere rimasti relativamente sopravvissuti e ci auguriamo che la tempesta sia definitivamente cessata; che mai più si ripresenti.
Ma c’è Qualcuno, o Qualcosa, scegliete voi, che è come un folletto e sorride del nostro maldestro tentativo di nasconderci da noi stessi. No, no, se non abbiamo imparato la lezione, questa torna, lesta lesta a presentarsi insistentemente nelle nostre vite. Appena il tempo di riprenderci ed ecco che ci ritroviamo di nuovo sotto esame.
E’ un esame in cui siamo identicamente l’esaminato e l’esaminatore.
Per quanto la nostra consapevolezza possa permetterci di riconoscere questo stato di sospensione in una spirale di apprendimento e per quanto possa anche vedere come uscirne, o tentare di uscirne, ciò che ci pietrifica è la difficoltà di spezzare il legame con le nostre reazioni.
Il nostro modo di essere ci dà soddisfazione, ci fa sentire vivi e, purtroppo, spesso, la sofferenza, la tristezza, il dramma ci danno più stimoli che la semplicità della gioia.
Così ci impantaniamo di nuovo.
Non so dare soluzione a questo ironico dramma.
Crediamo di aver superato gli eventi e questi, di nuovo, ci si parano davanti con tutto il loro carico di “Non avevi compreso la lezione”.
Ma cosa devo comprendere?
Il primo interrogativo, se risolto, ne pone subito uno ulteriore: il “Come” risolvere la questione che, letteralmente, ci affligge.
Sostanzialmente c’è fior fiore di letteratura, cartacea, web, video, anche orale, che ci spiega il Come imparare la lezione: il distacco, il perdono del sé, l’abbandonarsi al flusso.
Finchè non impariamo ad utilizzare questi strumenti in modo efficace, l’ironia del ripetere la prova d’esame sarà sempre nostra compagna. Il folletto starà in attesa di riproporci il tema di apprendimento in infinite volte, con infinite possibilità e combinazioni, finchè non saremo in grado di vivere tutto il nostro dramma.
Perché le possibilità sono due: o lasciamo andare o viviamo fino in fondo le lezioni che dobbiamo imparare. Ci assumeremo la responsabilità di qualsivoglia scelta che faremo.