Un mese fa hanno potato l’alloro nella casa vicina.
L’alloro è elefantiaco: alto, possente, impenetrabile.
Anzi. Era elefantiaco.
Lo hanno massacrato, spulciato, violentato.
Questa operazione è stata fatta in piena attività fogliare.
Questa operazione è stata fatta in pieno periodo di deposizione delle uova delle decine di uccelli che nidificano nel loro albero prediletto.
Tutto distrutto: nidi, pulcini, rami, foglie, verde, vitalità.
L’alloro non muore: ha forza e resistenza, è tenace e fortemente radicato, così come si conviene ad ogni arbusto cespuglioso.
Ma le coppie di uccelli sono state malamente sfrattate, esposte alle intemperie e ai predatori ( gatti, civette, gufi, falchetti ).
Sono tutti migrati. A pochi metri di distanza.
E’ stato uno tsunami di piume che si è posato sul ciliegio.
Il nostro ciliegio: verde, allegro, generoso, frondoso; tuttavia non provvisto di nidi, non protettivo quanto l’alloro.
Vivono lì gli uccellini, riparati dal sole e dai gatti.
Attendono il rinascere vitale dell’alloro e apprezzano la presenza del ciliegio, il quale ha trovato altro ulteriore merito oltre al generoso offrirsi in dolci ciliegie.
Spesso non ci soffermiamo sulle metafore che ci offrono la natura e la sua vita, così alternativamente spietata e generosa al tempo stesso.
Per quanto il nostro alloro, caldo, protettivo, semplice e onnipresente, possa essere improvvisamente e crudelmente e inutilmente distrutto, ci sarà sempre un umile e generoso ciliegio pronto ad accoglierci, a proteggerci, a difenderci. Cosicché possiamo continuare il nostro canto, in attesa che il vecchio arbusto ci riproponga le sue nuove, più verdi e più possenti, fronde.