AVVISTAMENTI: LO STRANO CASO DI BAGNO DI ROMAGNA
Sono ovviamente piccoli, scattanti e con la barba lunga. Gli 800 abitanti del paese vicino a Forlì giurano di averli visti almeno una volta. Qualche turista li ha anche “fotografati”.
Di Claudio Cerasa. Panorama 05/01/2006
“Benvenuti nel bosco degli gnomi” si legge prima di un ponticello di legno appoggiato tra le due rive del fiume Savio, alimentato da tre cascate di acqua limpidissima. Qui dicono tutti di averli visti. Li chiamano gnomi, elfi, soldatini, esserini, omini, fate, piccoli nanetti. Voci, musica di flauti: li hanno pure sentiti. Hanno il cappellino e la barba bianca, proprio come in quelle favole all’interno delle quali vivono, ormai da molti anni, i circa 800 abitanti di Bagno di Romagna.
La Guardia forestale ha persino aperto un fascicolo su questo tipo di avvistamenti. Sulla copertina marrone è scritto con un pennarello nero: “Gnomi, elfi”. Fuori il cielo è blu opaco, spazzato da una rigida tramontana. La neve caduta nella notte disegna, fra un tronco e un altro, linee continue che in cima sembrano intrecciarsi come mani giunte.
Sette anni fa Villiam ed Ersilia insieme a una guardia forestale stavano guardando quel bosco che da generazioni è fonte di storie, vision, racconti, paure, misteri, apparizioni. E che in quel momento stava per essere tagliato. Disegnarono un sentiero, crearono e costruirono una favola all’interno della quale si immergono più di 60 mila bambini ogni anno. Alla ricerca dello gnomo Mentino.
Per visitare il piccolo villaggio costruito da Ersilia e Villiam. Per vivere quella che per tutti è una favola, una storia, un’esperienza. “La nostra risposta ai cartoni animati giapponesi” dice Villiam, mentre sfoglia un raccoglitore all’interno del quale sono raccolte tutte le lettere che bambini, ma non solo, ogni anno depositano nella cassetta della posta dello gnomo Mentino alla fine del ( gratuito, ci mancherebbe ) sentiero degli gnomi.
Dove mimetizzate e nascoste tra i colorati, pasticciati, tondi e irregolari caratteri dei bambini, si trovano anche lettere più ordinate, semplici, mature. Di uomini e donne ormai non più bambini che lasciatisi trasportare dalla magia di quei rami fitti, di quegli alberi sottili, di quella luce irregolare, di quella musica dell’acqua delle cascate, credono o vogliono credere di aver visto qualcosa nel bosco degli gnomi.
“Ogni minuto che passa mi ripeto continuamente che le favole non esistono. Che il principe azzurro che ho incontrato è stato solo un sogno dal quale mi sono troppo presto svegliata. Eppure, sono qui a scrivere agli gnomi, sperando di avere la forza e il coraggio di credere ancora nei sogni” si legge su un foglio bianco scritto a penna.
Chi lascia l’indirizzo riceve una risposta. Da Mentino, ovvio. Anche se lo sanno tutti che sono Villiam ed Ersilia a scriverla. Un sogno, una favola dichiarata. Villiam ed Ersilia a fine anno vendono un calendario con alcune raffigurazioni di gnomi. Con i soldi, due anni fa, hanno donato un computer a un bambino sordomuto di Bagno. L’anno scorso hanno regalato un pomeriggio di felicità e di compere in giro per alcuni negozi di Forlì ari ragazzi dell’orfanotrofio della stessa città.
Un sogno, una favola a cui gli altri credono anche per poter viaggiare in sintonia con la città degli gnomi. Gli altri, appunto, ci credono, li hanno visti.
“E’ verità. E’ verità. Aveva un visino così dolce. Mi guardava, non diceva nulla. L’ho visto dieci volte. Sì, su quella montagna. Passeggiavo con il mio babbo. Lui si era allontanato. Io mi fermai a riposare su un tronco appoggiato per terra. Poi davanti a me vidi qualcosa. Qualcosa che potevo vedere soltanto io, perché quando portai una mia amica, io vedevo quell’omino. Lei no…”. Irma ha 80 anni, gli occhi blu spalancati. “E’ verità, è verità”. Ricorda. “Era piccolo, 20 centimetri. Sì, con la barba. Non gli dissi nulla. Mi guardava, io lo guardavo. Stavo bene. Poi sono partita, mi sono trasferita con i miei genitori a Caserta. Non sono più tornata lassù. Ho una certa età, ho paura di non rivederlo. Stavo bene, ero serena. Ma giuro, è verità”.
Giovanni viaggiava con sua moglie quel giorno di tre anni fa. La neve appena caduta si era depositata sulla parte centrale della carreggiata. Un attimo, scende per mettere le catene. Si volta improvvisamente. “Un rumore, c’era un rumore”. Si gira e a 20 metri di distanza dalla sua auto qualcosa lo stava guardando. Qualcosa con le sembianze umane. Giovanni faceva il bancario a Cesena, con Bagno non c’entrava nulla. Ma la storia degli gnomi la conosceva. “Quello era uno gnomo”. Apre lo sportello posteriore. Sul sedile una macchina fotografica. Poca luce, neve fitta. La mano trema. Riesce a scattare. Una figura rannicchiata lungo il ciglio della strada. Cappello a punta, orecchie lunghe, barba bianca. Lo gnomo, quello delle favole. “Io l’ho visto”. Quello delle favole, impresso nella pellicola della sua macchina fotografica e negli occhi di tanti, tantissimi abitanti di Bagno.
“Praticamente tutti hanno visto qualcosa almeno una volta” sussurra una signora. Gnomi, elfi, fate, tante piccole storie che possono far pensare alla classica bufala magari preparata ad arte per far crescere il numero di turisti in questo paesino di Romagna. “Perché più bambini è uguale più genitori”, ammettono. Le storie sono tante e a raccontarle sono persone semplici, in pensione. Le guardi negli occhi, quasi ti implorano. Fanno sì con la testa. Due, tre volte su e giù con il mento.
Qualcosa dicono di averla vista. “E’ verità” continua Irma. Lei come Nello, Beppe. O come Magda, che ha raccolto le storie di tutti gli abitanti della zona. Dei loro padri, dei nonni. Alberi fitti, la luce che entra a fatica, il rumore dell’acqua, la neve, le foglie: qualcosa di insolito in quel bosco è scontato che la si voglia vedere. “Vengono turisti un po’ spaventati qui in centrale, ogni tanto. Vedono omini. La solita storia” sospira l’ispettore Mazzolli.
“Io non ho alcuna vergogna” dice Nello, 70 anni, romagnolo puro. Pelle liscia, neanche una ruga, fronte altissima, qualche capello bianco raggruppato al centro di una testa squadrata. Aveva 10 anni anche lui quando, camminando in quel bosco, sentì delle voci. Si immerge nel ricordo. Quelle voci sono qui, in questo momento. E’ come se lo fossero. Nello temporeggia, poi racconta. “Dicevano: “Ottanta, novanta, sessanta”. Io portavo a pascolare alcuni animali. Sentivo queste voci. Le sentivo davvero “. Le sente, è come se fossero ancora lì. Gli dissero: “Dobbiamo decidere quanto devi campare”. Nello era stufo. Quelle voci erano assordanti. “Ottantacinque. Va bene?” . “Va bene”.
Ora Nello, 70 anni, ripensa a quei giorni. Ci scherza, ironizza. “Potevo dire almeno 90 , mi resta davvero così poco?”. Sorride. Ma solo un istante. Dietro la neve continua a cadere senza che sia una nuvola sopra gli alberi.
Una favola, un sogno a occhi aperti per tutti. Perché a Bagno di Romagna le favole piacciono. Le raccontano pure. Ma gli gnomi dicono di averli visti davvero, altro che favole.