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Salute e benessere: HO LITIGATO CON I MIEI CAPELLI  
Autore: cappuccettobianco
Pubblicato: 2005/12/28
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Diario semiserio di una giornalista alle prese con un piccolo dramma comune a tutte noi: la “testa”. Sì, riccia, liscia o crespa che sia, non è mai come la vorremmo. E poi ci sono giorni in cui si ribella… Insomma, leggete qua.

 

Fai una sola passata di shampoo. Non usare mai il phon troppo caldo. Frizionali alla sera con un goccio di olio. Amali un po’ di più: di tutti i consigli, per quei miei capelli sempre il lotta ( con me! ), questo mi sembra il migliore. E infatti a passarmelo è stato Aldo, un parrucchiere importante dal quale vado quando ho abbastanza soldi.

Gli basta vedere come li tormento con le mani mentre gliene parlo per capire che la responsabile di tanta sciagura sono fondamentalmente solo io. Perché, lo riconosco, i miei capelli li ho sempre odiati. Non li sopportavo nemmeno da ragazzina: li avevo ricci e li volevo lisci e per anni li ho stirati con tutti i sistemi possibili immaginabili. Mi sembravano diversissimi da me: io ero una bambina tranquilla e orinatine e loro, quei “cosi”, mi spuntavano sulla testa così strani. Poi, però, un giorno mi è venuta voglia di averli di nuovo ricci e non ci sono riuscita perché erano ormai snervati. Allora sono andata a farmi  fare una permanente e sono diventati una matassa lanuginosa e crespa di rara bruttura. Non contenta, sono passata di tinta in tinta: prima bionda, poi rossa, poi aubergine-con-mèches, poi di nuovo bionda. E siccome nel frattempo avevo dei guai in casa, ed ero nervosissima, ho ripreso a tormentarli con le dita come facevo da bambina quando ero in lotta aperta con mia madre. E’ da allora che mi è rimasto il tic: appena ho qualche pensiero per la testa, prendo una ciocca e la liscio, l’arruffo, la giro, l’annodo e non la mollo più per ore.

E i miei capelli fanno pietà.

 

Aldo, il parrucchiere, dice che se sono sciupati è semplicemente perché non li amo. Già, ma come faccio a volergli bene: gli parlo, come si fa con le piante? Li accarezzo per il loro verso? Li curo con qualche impacco? O mi lego le mani dietro la schiena, prendo un tranquillante per il nervoso e cerco di non toccarli? Ne vado a parlare con Francesco Padrini uno psicologo che è specializzato proprio in terapie psico-corporee. Mi racconta tante cose sui capelli che non sapevo. Per esempio che, secondo la medicina psicosomatica, i capelli partecipano dei nostri mutamenti esistenziali, e che il loro stato è indice di come ci sentiamo dentro.

E poi aggiunge: “Spessissimo, soprattutto nelle donne, un cambiamento di vita, o un nuovo lavoro, l’inizio o la fine di una relazione sono accompagnati da una rivoluzione anche nei capelli.

La donna si pone inconsciamente in contatto con le sue energie più profonde e “mette in scena” sulla sua testa quello che sta avvenendo nel suo cuore”. “Niente di bello, evidentemente” faccio io, un po’ demoralizzata. Ma Padrini non raccoglie e va avanti a parlare della analogia che c’è fra le nostre chiome e le fronde dell’albero. “Come le foglie rigogliose testimoniano la buona salute di una pianta, così i capelli, con la loro brillantezza, raccontano il nostro benessere”.

 

Quindi, se non amo i miei capelli è perché non mi piace come sono dentro?

Pare proprio di sì. Padrini mi racconta anche che una caduta improvvisa di capelli manifesta sul piano psicologico il desiderio di liberarsi dai nostri pensieri trasgressivi o sessuali. Ma a me non cascano, sono solo sfribratissimi: e allora? “ E allora è chiaro che se vogliamo prenderci cura dei capelli occorre cominciare col prenderci cura di noi stessi, capire cosa c’è che non ci piace della nostra vita e cercare di metterla un po’ a posto” consiglia lo psicoterapeuta. Ricevuto: proverò ad analizzarmi. Decido di tornare dal parrucchiere. Perché Padrini mi racconta anche che “tagliare i capelli è un atto molto liberatorio: lo hanno sempre fatto le donne per “chiudere” una storia d’amore andata male, e c’è anche la tonsura delle monache che esprime il desiderio di rinunciare ai beni materiali”. Io non h né un problema né l’altro, però da qualche parte devo pur cominciare.

Così, con i miei capelli-con-mèches, che un po’ spiovono molli come quelli di un gatto bagnato e un po’ sono per aria come percorsi da un’energia elettrica, mi siedo sulla poltrona e dico finalmente ad Aldo: “Ho dei problemi”. E lui, lapidario: “Un taglio. E via le mèches via i problemi”. E da qui riparte la nuova Roberta.

 

Di Roberta Marioni

Per Me – Giugno 2005

 
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