| Un Pianeta da difendere: COPIATE DA BILL GATES, INVESTITE NELL’ORO VERDE | |||
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ENERGIA I GURU DELL’INFORMATICA PUNTANO SULL’ETANOLO Si chiama “greentech” e sta attirando frotte di investitori. Tutti convinti che sia la prossima rivoluzione. Come internet. Panorama 27/04/2006 Di Elena Molinari
L’ultima volta che Bill Gates, Paul Allen e Steve Case hanno investito nella stessa idea hanno lanciato una rivoluzione. Se pi a tirar fuori soldi sono anche i venture capitalist che puntavano su internet quando Wall Street non sapeva ancora cosa fosse la rete, ci deve essere sotto proprio qualcosa di grosso. Ma niente bit in viaggio fra computer o arcani elenchi di 1 e di 0. questa volta la tecnologia su cui scommettono i guru della West Coast, gli uomini che con software, computer e internet hanno cambiato la nostra vita, si può toccare e ha persino un odore. Si chiama etanolo o, nel gergo degli investitori che vi hanno scommesso milioni, greentech, tecnologia verde. “Greentech potrebbe essere la più grande opportunità economica del XXI secolo” afferma con enfasi John Doerr, il finanziere che ha scoperto Amazon e Google, e che ora ha aperto un fondo da 100 milioni di dollari per investire nei nuovi combustibili verdi. Gates, il padre della Microsoft, ne ha dati invece 84 alla californiana Pacific Ethanol per la costruzione di cinque nuovi impianti per la raffinazione dell’etanolo. Intanto il suo ex socio Paul Allen ha sostenuto con dollari fruscianti la ricerca di una società dei Seattle che vuole trasformare l’olio di semi in carburante diesel. E la Revolution, società di investimenti del fondatore di America ondine Steve Case, ha selezionato una manciata di energie alternative da finanziare. I creatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, invece, sono andati direttamente in Brasile, dove quasi metà delle auto già va a etanolo, a parlare d’affari. L’idea di mettere alcol nel serbatoio delle macchine non è nuova. La prima Ford in commercio, il Quadriciclo, consumava etanolo. Ma estrarlo dal mais costa più che pompare e raffinare il petrolio, e per cent’anni l’industria dell’etanolo americana è sopravvissuta solo grazie a incentivi statali. La scoperta da un milione ( o qualche miliardo ) di dollari è che l’etanolo si può fare a prezzi molto più bassi con l’erba, la segatura e praticamente qualsiasi residuo lasciato nei campi. Una materia prima praticamente inesauribile. Vinod Khosla, il fondatore della Sun Microsystems ( ha inventato i server e Java ) e uno dei primi investitori di Aol, Amazon e Google, è convinto che fra 25 anni la maggior parte delle auto andranno a etanolo puro e che sarà ben più conveniente della benzina. Per questo ha scommesso “decina di milioni di dollari” su società che stanno sviluppando nuovi metodi per la produzione dell’etanolo. E ne ha spesi altre centinaia di migliaia per indire un referendum che costringa la California a usare il ricavato delle tasse sulla benzina per investimenti in tecnologie verdi. Come all’inizio degli anni Novanta, nessuna delle società americane che sta sperimentando come estrarre alcol da residui organici ha fatto ancora molti soldi con il nuovo combustibile. Ma, proprio come per internet, la parola d’ordine è: “potenziale”. L’etanolo oggi negli Usa è già presente come additivo al 3 per cento in un terzo della benzina in commercio. La maggior parte delle auto americane può tranquillamente usare una miscela al 10 per cento e molti modelli ( più o meno 5 milioni di vetture in circolazione ) possono assorbire senza modifiche l’85 per cento. L’organismo internazionale International energy agency prevede che la domanda mondiale di combustibili estratti da mais, zucchero e soia quadruplicherà nei prossimi trent’anni, più alla svelta se il petrolio rimarrà sopra i 70 dollari al barile. Si aggiunga che a luglio il Congresso Usa ha imposto per legge di raddoppiare l’uso di combustibili rinnovabili entro il 2012 e che l’etanolo è una delle soluzioni indicate da George W. Bush per svezzare l’America dalla dipendenza dal petrolio: si capisce così l’improvvisa fame dei broker di Wall Street per ogni società che sappia di alcol verde. Il prezzo delle azioni della Pacific Ethanol, di cui Gates possiede circa un quarto è moltiplicato 20 volte negli ultimi due anni. Il titolo del più grande produttore al mondo di etanolo, la Archer Daniels Midland dell’Illinois, è salito del 50 per cento dall’inizio dell’anno. I profitti della Mgp Ingredients, che estrae alcol dal grano, sono triplicati negli ultimi 6 mesi. E i collocamenti in borsa di due produttori di etanolo, Vera Sun Energy e Aventine Renewable Energy, sono imminenti. Nel 1999 nel settore dei combustibili alternativi confluiva l’1 per cento di tutti gli investimenti di venture capital. Negli ultimi due anni tale quota è salita all’8 per cento. Ma a New York per ogni investitore contagiato dalla febbre verde c’è anche un analista che mette in guardia dai rischi della corsa all’etanolo. La caccia ai combustibili alternativi, dicono, sa di bolla speculativa. Avvertono che ci vorranno 10 anni perché l’etanolo venga prodotto in grandi quantità e a costi vantaggiosi; che la lobby del petrolio non si lascerà scavalcare facilmente; e che non appena il barile scenderà sotto i 50 dollari tutti si dimenticheranno della loro vocazione verde. Insomma, tutti gli ingredienti per un’altra bolla speculativa. Sulla West Coast scuotono la testa e ricordano tre semplici fattori in gioco: una nuova tecnologia, capitali a disposizione e il m omento politico giusto. “Il movimento per i combustibili verdi e rinnovabili non tornerà più nella sua nicchia: cambierà il mondo” prevede Steve Case. “L’energia è una delle cinque emergenze mondiali. E’ ora che gli imprenditori la affrontino” fa eco Robert Metcalfe, padre della società che ha inventato ethernet. Visti i soldi che hanno fatto con internet, forse vale la pena starli a sentire. |
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